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Fonti

Archivio Centrale dello Stato (ACS)

È consultabile la documentazione del Ministero dell’Africa Italiana (M.A.I.) del Piano Regolatore di Tripoli in Barberia degli anni dal 1934 al ‘36, come variante a quello del 1914 (che è consultabile in forma cartacea ed originale presso l’archivio cartografico dell’IsIAO).

Sono descritte le caratteristiche della città, il ruolo e la conformazione della Medina, che viene rispettata, fatta eccezione per alcune zone assolutamente fatiscenti, per le quali, secondo gli schemi giovannoniani, si propone il “diradamento”. La città viene analizzata come formatasi per successive aggregazioni: le parti nuove in aderenza e continuità alle altre. Il quartiere storico, circoscritto dalle mura, alle quali fa capo il complesso del Castello, contiene anche i resti del vecchio acquedotto turco, con le sorgenti Bumeliani e Fornaci.

Molto interessante l’approccio metodologico al Piano con cui si distinguono le “zone” che strutturano il tessuto urbano. Si legge infatti nella Premessa alla Relazione di Piano Regolatore 1934 – XII:

La Città di Tripoli, come si è venuta formando per successive aggregazioni, è costituita:

  • dalla vecchia città araba serrata nel perimetro delle antiche mura,
  • dai sobborghi che già sotto il dominio turco si formarono a ventaglio lungo le carovaniere convergenti alla Porta del Castello ove originarono la piazza detta “del pane, ora piazza Italia”; principale fra tutti il quartiere Bel-Ker,
  • da costruzioni recenti sorte in formazione tuttora rada nella pianura a sud delle demolite mura di Sidi Omran, a cavaliere del nuovo Corso Sicilia,
  • da nuclei sparsi a oriente della zona più intensamente edificata, e arrivanti fino agli Uffici del Governo. Sono nuclei vecchi come intorno alla Dahra, nuovissimi come i villini della Cooperativa Italia, e villaggetti indigeni,
  • da saldature recenti che fra tutti questi diversi nuclei vengono formandosi con l’espansione della città, ma in modo non abbastanza organico.”

Questa disamina costituisce l’ossatura per strutturare il Piano e per i molteplici interventi di carattere architettonico ed urbanistico, distinguendo come zone di espansione quelle esterne e come aree da conservare, quelle interne alle mura alle quali viene peraltro riconosciuta una valenza storica ed archeologica.


Istituto Italiano per l’Africa e l’Oriente (IsIAO)

Fondo cartografico

E' stato visionato il Piano Regolatore di Tripoli del 1914, con le planimetrie di dettaglio 1:5000 (ben visibile l’assetto interno del Castello (a. 1914), le piante catastali 1:5000 e 1:2000, il Regio Decreto 15.01.1914 con le modifiche al Piano Regolatore e gli sventramenti da effettuarsi sul tessuto urbano esterno alla Medina. Molto interessante la documentazione della sistemazione dell’Arco di Marc’Aurelio e le elaborazioni grafiche di Salvatore Aurigemma sulle fortificazioni di Tripoli.

Da una planimetria 1:2000 ben dettagliata è stato possibile desumere con precisione la sagoma del Castello,nelle condizioni antecedenti alle modifiche del ventennio nella quale sono riconoscibili in gran parte i corpi interni.


Archivio Storico Diplomatico Ministero degli Affari Esteri (ASD)

I fondi dell’Archivio Storico Diplomatico della Farnesina sono relativi all’attività politica e militare, ma anche all’amministrazione delle colonie.

Dall'esame delle fonti è stato desunto un consistente patrimonio cartografico, inserito nell'ambito della documentazione politica ed amministrativa della prima fase della colonizzazione italiana. La cartografia è di scala territoriale e documenta non solo gli studi sull’assetto delle aree di interesse, ma soprattutto i resoconti militari delle campagne (ad es. le Fotografie con i resoconti della Campagna di Libia 1922-23) e quanto potesse essere utile per programmare e testimoniare lo sviluppo economico della colonia. Rilevante l’implicazione culturale e idealistica che rilegge nella colonizzazione fascista il ritorno della “Nuova Roma”.

I fondi che hanno restituito la maggior parte di informazioni soprattutto fotografiche sono stati quelli relativi all’A.O.I., cioè Africa Orientale Italiana – Tripolitania e Cirenaica uniti poi a quelli dell’Africa Occidentale - Eritrea, Etiopia e Somalia) ed il Fondo privato Volpi. È stato possibile in questo modo ricostruire le ultime vicende e gli ultimi interventi subiti dal manufatto.

Particolarmente interessante è il fondo Volpi che ha restituito una corposa documentazione fotografica della Tripolitania ed in particolare della capitale Tripoli; in essa sono testimoniati gli interventi edilizi ed architettonici più significativi. Molte sono le immagini in cui compare il Castello Rosso, dal momento che è diventato sede amministrativa e diplomatica. Sono documentati anche i movimenti economici ed i finanziamenti italiani per gli interventi sul Castello ed altre opere ed infrastrutture ed è presente anche una discreta documentazione culturale per quel che concerne l’attività di scavo e scoperta della Soprintendenza allora diretta da Aurigemma. Ben documentato, inoltre, il museo libico di Storia Naturale.

 

Istituto Agronomico per l’Oltremare  (IAO)

È stata consultata la serie della rivista Libia, editata dal 1937 al 1942 a Tripoli e conservata presso la sede della biblioteca dell’istituto, contenete molti articoli di documentazione dei vari interventi subiti dal Castello, in particolare attinenti agli interventi di Di Fausto.

Di grande interesse la documentazione fotografica, anche se non specificatamente centrata sull’attività edilizia, bensì sull’impegno economico dell’Italia nelle colonie. La documentazione di maggiore interesse è la serie fotografica del prof. Armando Maugini, in viaggio in Libia nel 1937-38, con diverse immagini scattate al Castello dopo i primi due interventi. È documentato, infatti, anche l’ingresso al Museo di Di Fausto.

 

Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD)

Consultata la banca-dati delle cartoline del fondo Ferro-Candilera, in cui sono presenti alcune immagini del Castello e della città di Tripoli. Particolarmente utile una parziale vista dall’alto del complesso, che attesta lo stato delle fabbriche, meno utili alcuni interni e cortili, di cui però non è precisata l’ubicazione e non è nota la datazione.

 

Società Geografica Italiana (SGI)

Unico e solo riscontro, una foto, attribuibile ai primi anni del XX secolo, nella quale si riconosce lo stato del Castello, visto di scorcio. L’attribuzione cronologica è stata determinata dal fatto che il Bastione di sud-ovest è intravisto sullo sfondo di un edificio posto all’ingresso della Medina e non più presente nelle foto del ventennio.