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Il castello Rosso a Tripoli: un archivio digitale a supporto della ricerca storica

Castello Rosso di Tripoli

Il progetto “Recupero e valorizzazione del Castello Rosso di Tripoli - Studio di fattibilità e formazione del personale” finanziato dal Ministero degli Affari Esteri con i fondi previsti dalla  Legge 212/92 s’inquadra  nel generale processo di consolidamento dei rapporti fra il nostro paese e la Libia, già in atto da alcune anni ma che si sta  consolidando alla luce dei profondi processi di cambiamento e trasformazione che stanno avvenendo nel paese.

Il progetto nasce dalla collaborazione dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo” con il Dipartimento delle Antichità di Tripoli, con la partecipazione della Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio dell’Università di Roma “La Sapienza” e con il sostegno di un’organizzazione non governativa di Firenze – Demine, che aveva già operato in Libia sviluppando alcune indagini preliminari ed alcune ipotesi per la conoscenza e per il recupero di questo importante monumento.

Il progetto, quindi, si inserisce in un contesto che punta ad una migliore programmazione delle attività sui beni culturali, prendendo come esempio in particolare il monumento più rappresentativo per la città di Tripoli – il Castello Rosso – con la definizione, nella prima parte, di una metodologia di conservazione in cui la ricerca storica è il punto di partenza fondamentale e la creazione di questo archivio digitale vuole essere una proposta sistematica di gestione delle informazioni legate a questo monumento implementabile anche per altri manufatti analizzati in futuro.

Asserraj al-hamra - il Castello Rosso di Tripoli - è testimone di complesse vicende storiche che hanno trasformato il manufatto nella sua facies attuale e sono descritte in molte pubblicazioni diffuse dopo le intense ricerche archivistiche effettuate durante i primi anni del dominio italiano.

Castello Rosso di Tripoli

Dalla sintesi delle fasi evolutive, relazionate all’analisi delle fonti, è emerso che:

  • l’intervento compiuto dai Cavalieri di Malta nel XVI secolo e le facies precedenti e successive sono documentabili attraverso le fonti bibliografiche;
  • i restauri italiani della prima metà del XX secolo sono documentabili tramite la ricerca archivistica.

L’indagine, pertanto, è stata compiuta sia sotto il profilo bibliografico (che ha permesso di ricostruire anche le fonti archivistiche già pubblicate), sia sotto il profilo prettamente archivistico, secondo le seguenti finalità:

  • Studiare le fonti bibliografiche già diffuse da molti studiosi italiani al momento dei primi restauri del Castello; infatti, durante gli anni ’20-‘30, la ricca documentazione archivistica, soprattutto della facies cinquecentesca è stata ampiamente studiata e pubblicata soprattutto dalla Soprintendenza diretta da Salvatore Aurigemma.
  • Reperire le fonti documentarie e cartografiche relative all’intervento italiano, sia sotto il profilo urbanistico che sul manufatto in particolare, per attestare la consistenza dei restauri di Brasini, con i quali il castello ha assunto un ruolo rappresentativo e l’aspetto attuale.

Castello Rosso di Tripoli

Dalla consultazione di alcuni testi che documentano le vicende del Castello sono state sintetizzate le seguenti fasi storiche:

VII secolo: nasce come fortilizio a scopo difensivo, probabilmente su un castrum romano

IX secolo: viene trasformato in residenza “reale”, con l’aggiunta e l’ingrandimento di ambienti consoni ed adatti alle esigenze della vita di corte;

XVI secolo: assume nuovamente il ruolo di fortezza bellica diventando presidio dei Cavalieri di Malta;

XVIII-XIX secolo: decade per abbandono; il manufatto ha perso la sua importanza strategica e la sua funzione di residenza reale;

XX secolo: trasformato per i restauri in linea con la forma mentis della conquista coloniale italiana, ad opera di Armando Brasini, uno degli architetti più noti nel panorama romano; gli interventi sono di tipo stilistico e “re-interpretativo” della “simbolica passata grandezza”, per restituire al complesso l’aspetto simbolico adatto alla nuova funzione di sede del Governatorato.

 
 

ll progetto è stato finanziato dal
Ministero degli Affari Esteri
Università degli Studi di Urbino Dipartimento
delle Antichità di Tripoli
Demine Scuola di Specializzazione 
in Beni Architettonici e del Paesaggio 
Università degli Studi di Roma
"La Sapienza"